Cos’è il daltonismo o la discromatopsia?
Come cambia la percezione dei colori e quali sono le principali alterazioni della visione cromatica
Il daltonismo è un'alterazione della percezione dei colori. Una persona interessata può avere difficoltà nel distinguere alcune tonalità che per altre persone appaiono chiaramente differenti.
Il termine viene spesso utilizzato come sinonimo di discromatopsia, ma quest'ultima è in realtà una definizione più generale che comprende diverse alterazioni della visione cromatica, sia congenite sia acquisite.
Nella maggior parte dei casi comunemente definiti “daltonismo” l'alterazione è presente dalla nascita e riguarda soprattutto la discriminazione tra alcune tonalità di rosso e verde.
Non significa però vedere necessariamente il mondo in bianco e nero.
Perché si chiama daltonismo?
Larghezza montatura
Di seguito la tabella delle dimensioni in millimetri della larghezza degli occhiali misurata internamente da asta a asta
XS fino a 123 mm.
S da 124 a 128 mm.
M da 129 a 133 mm.
L da 134 a 138 mm.
XL da 139 a 142 mm.
XXL oltre 143 mm.
Il termine deriva dal nome dello scienziato inglese John Dalton, che descrisse nel XVIII secolo la propria difficoltà nella percezione di alcuni colori.
Nel tempo il suo nome è diventato di uso comune per indicare soprattutto le alterazioni congenite della visione cromatica.
Oggi, in ambito specialistico, vengono utilizzati termini più precisi per descrivere le diverse forme di deficit cromatico.
Come vediamo i colori?
La percezione dei colori dipende principalmente da cellule fotorecettrici presenti nella retina chiamate coni.
Nella normale visione cromatica esistono tre sistemi di coni particolarmente sensibili a differenti regioni dello spettro luminoso.
In modo semplificato vengono spesso associati a:
-
lunghezze d'onda corte;
-
lunghezze d'onda medie;
-
lunghezze d'onda lunghe.
Il cervello confronta i segnali provenienti da questi fotorecettori e costruisce la nostra percezione dei colori.
Quando uno di questi sistemi funziona in modo differente, la capacità di discriminare alcune tonalità può risultare ridotta.
Daltonismo e discromatopsia sono la stessa cosa?
Nel linguaggio comune vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma è utile fare una distinzione.
Discromatopsia indica genericamente un'alterazione della percezione cromatica.
Il daltonismo viene invece utilizzato soprattutto per riferirsi alle forme congenite, in particolare quelle che interessano l'asse rosso-verde.
Esistono inoltre alterazioni della visione dei colori che possono comparire successivamente a causa di malattie oculari, neurologiche, farmaci o altre condizioni.
Per questo una difficoltà cromatica comparsa improvvisamente in età adulta non dovrebbe essere automaticamente considerata un normale daltonismo congenito.
Quali sono le principali forme di daltonismo?
Le alterazioni congenite della visione cromatica possono essere classificate in base al sistema di coni interessato.
Tra le principali troviamo:
-
protanopia e protanomalia, che interessano la componente associata alle lunghezze d'onda più lunghe;
-
deuteranopia e deuteranomalia, che interessano il sistema associato alle lunghezze d'onda medie;
-
tritanopia e tritanomalia, molto più rare, che coinvolgono la discriminazione blu-giallo.
I termini terminanti in -anopia indicano generalmente l'assenza funzionale di uno dei sistemi cromatici, mentre quelli terminanti in -anomalia descrivono una sensibilità alterata.
Le forme rosso-verde sono di gran lunga le più comuni tra le alterazioni congenite della visione cromatica.

Protanopia: quali colori possono essere difficili da distinguere?
Nella protanopia è alterato il sistema legato alla percezione delle lunghezze d'onda più lunghe.
Questo può rendere più difficile discriminare alcune tonalità di:
-
rosso;
-
verde;
-
marrone;
-
arancione;
-
combinazioni cromatiche simili.
Non è però corretto descriverla semplicemente come “cecità per il rosso”.
La percezione reale è più complessa e dipende anche da luminosità, saturazione e colori presenti contemporaneamente.
Deuteranopia e deuteranomalia
Le alterazioni deutan riguardano un diverso sistema di coni e sono tra le forme congenite più frequenti.
Anche in questo caso la difficoltà interessa soprattutto determinate discriminazioni nell'area rosso-verde.
La persona non vede necessariamente rosso e verde come lo stesso colore in qualsiasi situazione, ma può avere difficoltà a distinguere tonalità che per chi ha una normale visione cromatica risultano nettamente differenti.
Tritanopia
La tritanopia è molto più rara delle forme rosso-verde.
Interessa soprattutto la discriminazione tra determinate tonalità nell'asse blu-giallo.
A differenza di molte forme congenite rosso-verde, le alterazioni blu-giallo possono essere particolarmente importanti anche quando compaiono come conseguenza di alcune condizioni acquisite.
Esiste davvero chi vede soltanto in bianco e nero?
Sì, ma si tratta di una situazione rara e diversa dal comune daltonismo rosso-verde.
L'acromatopsia è una condizione caratterizzata da una compromissione molto importante della visione cromatica e può essere associata anche ad altri problemi visivi.
Non dovrebbe quindi essere descritta semplicemente come una quarta forma comune di daltonismo.
La maggior parte delle persone comunemente definite daltoniche continua a percepire numerosi colori.
Il daltonismo è ereditario?
Molte alterazioni congenite rosso-verde hanno una componente genetica.
I geni più frequentemente coinvolti nelle forme rosso-verde si trovano sul cromosoma X.
Questo contribuisce a spiegare perché queste alterazioni siano molto più frequenti negli uomini rispetto alle donne.
Una donna può essere portatrice di una variante genetica senza presentare necessariamente lo stesso deficit cromatico.
La trasmissione genetica è comunque più complessa di una semplice regola valida per tutte le forme di discromatopsia.
Il daltonismo può comparire anche da adulti?
Una persona che ha sempre distinto normalmente i colori e comincia successivamente ad avere difficoltà cromatiche presenta una situazione differente dal tipico daltonismo congenito.
Una discromatopsia acquisita può essere associata, per esempio, a:
-
alcune malattie della retina;
-
alterazioni del nervo ottico;
-
determinate condizioni neurologiche;
-
traumi;
-
alcuni farmaci o sostanze;
-
altre patologie oculari.
In questi casi è importante individuare la causa e non limitarsi a constatare che la persona “vede male i colori”.
Come ci si accorge di essere daltonici?
Chi presenta una forma congenita può non rendersi conto immediatamente di percepire i colori in modo diverso.
Il proprio modo di vedere è infatti quello conosciuto fin dalla nascita.
A volte il problema emerge durante l'infanzia quando il bambino:
-
confonde ripetutamente alcuni colori;
-
utilizza colori apparentemente insoliti nei disegni;
-
incontra difficoltà in attività scolastiche basate sulla discriminazione cromatica;
-
interpreta diversamente grafici o segnali colorati.
Questi comportamenti non permettono però di fare una diagnosi.
Come viene diagnosticato il daltonismo?
Per valutare la visione cromatica esistono diversi test.
Uno dei più conosciuti è costituito dalle tavole di Ishihara, formate da figure composte da punti colorati all'interno delle quali devono essere riconosciuti numeri o percorsi.
Le tavole di Ishihara sono particolarmente utilizzate per individuare alterazioni rosso-verde.
Non rappresentano però l'unico metodo disponibile.
A seconda della situazione possono essere utilizzati anche test più specifici per determinare:
-
tipo di alterazione;
-
gravità;
-
asse cromatico coinvolto;
-
presenza di un possibile deficit acquisito.
Posso fare il test del daltonismo online?
I test visualizzati su computer o smartphone possono essere interessanti a scopo orientativo, ma presentano limiti importanti.
La resa dei colori può cambiare in base a:
-
display;
-
luminosità;
-
calibrazione;
-
modalità notturna;
-
impostazioni cromatiche;
-
illuminazione ambientale.
Un test online non dovrebbe quindi essere considerato equivalente a una valutazione eseguita in condizioni controllate.
Il test di Ishihara è sufficiente per ogni forma?
No.
Le tavole di Ishihara sono molto utili soprattutto nello screening delle alterazioni congenite rosso-verde.
Non sono progettate per caratterizzare ogni possibile forma di deficit cromatico.
Se è necessario studiare più approfonditamente la visione dei colori possono essere utilizzati altri strumenti e test specialistici.
Il daltonismo peggiora con il tempo?
Le forme congenite più comuni tendono generalmente a rimanere relativamente stabili.
Una modifica progressiva della percezione dei colori merita invece un'attenzione diversa.
Se una persona nota un cambiamento recente o crescente nella capacità di distinguere i colori, soprattutto in un solo occhio, può essere utile effettuare una valutazione per escludere una causa acquisita.
I due occhi possono vedere i colori in modo diverso?
Può capitare che una persona percepisca una differenza cromatica tra i due occhi.
Una differenza nuova e evidente non è tipica del comune daltonismo congenito, che generalmente interessa entrambi gli occhi.
Un cambiamento della saturazione, della luminosità o della percezione cromatica di un solo occhio può quindi essere un'informazione utile da riferire durante una visita.
Esiste una cura per il daltonismo?
Per le comuni forme congenite di daltonismo non esiste attualmente una terapia capace di ripristinare una normale visione cromatica in tutte le persone.
Questo è un punto importante perché il daltonismo congenito non deve essere trattato come una malattia che può essere semplicemente “curata” con un intervento.
Nel caso delle discromatopsie acquisite, invece, il trattamento dipende dall'eventuale causa sottostante.
Se l'alterazione cromatica deriva da una patologia, un farmaco o un'altra condizione, la gestione riguarda soprattutto quel problema.
Le lenti colorate possono correggere il daltonismo?
Esistono occhiali e filtri selettivi progettati per modificare il contrasto tra determinate tonalità.
In alcune persone possono rendere più facile distinguere alcuni colori in determinate condizioni.
È però importante comprendere che non ripristinano una normale visione tricromatica e non rappresentano una cura del daltonismo.
Il risultato può variare notevolmente da persona a persona.
Un filtro può inoltre modificare la percezione di altri colori e non necessariamente migliora ogni attività quotidiana.
Gli occhiali per daltonici funzionano?
Dipende da cosa intendiamo per “funzionano”.
Alcuni filtri possono aumentare la differenza percettiva tra determinate tonalità e permettere a una persona di discriminare meglio specifiche combinazioni cromatiche.
Questo non significa però che la visione diventi identica a quella di una persona senza deficit cromatico.
Prima di acquistare dispositivi costosi è quindi utile avere aspettative realistiche.
Le lenti a contatto colorate possono aiutare?
Anche alcune lenti filtranti possono modificare il contrasto cromatico.
Come per gli occhiali filtranti, l'effetto dipende dal tipo di deficit e dalla persona.
Le lenti a contatto sono inoltre dispositivi medici che richiedono corretta applicazione, manutenzione e valutazione dell'idoneità all'uso.
Non dovrebbero essere considerate una soluzione universale al daltonismo.
Il daltonismo impedisce di guidare?
La risposta dipende dalla gravità dell'alterazione e dalle normative applicabili.
Molte persone con forme comuni di daltonismo svolgono normalmente numerose attività quotidiane, anche perché segnali e informazioni non vengono riconosciuti esclusivamente attraverso il colore.
Tuttavia alcune professioni e attività possono prevedere requisiti specifici di percezione cromatica.
In questi casi è necessario fare riferimento alle normative e ai criteri previsti per quella specifica attività.
Quali lavori possono essere influenzati dal daltonismo?
In alcune professioni la corretta identificazione dei colori può essere un requisito di sicurezza.
I criteri possono interessare, a seconda delle normative e del paese:
-
determinate attività aeronautiche;
-
alcuni ruoli ferroviari;
-
specifiche professioni militari;
-
lavori in cui segnali cromatici hanno funzione critica.
Avere un deficit della visione cromatica non significa però essere automaticamente esclusi da qualsiasi attività.
I requisiti devono essere verificati caso per caso.
Daltonismo nei bambini: quando fare attenzione?
Un bambino che confonde frequentemente alcuni colori non è necessariamente daltonico.
La capacità di nominare correttamente i colori dipende anche dall'età e dall'apprendimento.
Quando però le difficoltà sono ripetitive e seguono schemi coerenti, può essere utile effettuare un test specifico.
Conoscere precocemente una discromatopsia può essere utile soprattutto a scuola, dove colori, grafici e mappe vengono spesso utilizzati come parte dell'apprendimento.
Il daltonismo influenza la nitidezza della vista?
Le comuni forme congenite rosso-verde non comportano necessariamente una riduzione dell'acuità visiva.
Una persona può vedere perfettamente nitido e avere comunque difficoltà nella discriminazione di alcuni colori.
Questo distingue il deficit cromatico da problemi come miopia, ipermetropia e astigmatismo, che riguardano principalmente la messa a fuoco dell'immagine.
Per conoscere le differenze puoi consultare la guida sui difetti visivi più comuni.
Daltonismo e miopia sono collegati?
Non necessariamente.
Una persona può essere contemporaneamente miope e daltonica, ma si tratta di due caratteristiche visive differenti.
La miopia riguarda il modo in cui l'occhio mette a fuoco gli oggetti lontani.
Il daltonismo riguarda invece la discriminazione di determinate informazioni cromatiche.
Correggere la miopia con gli occhiali non modifica quindi il deficit congenito nella percezione dei colori.
Quando una difficoltà nel vedere i colori deve essere controllata?
È particolarmente utile richiedere una valutazione quando:
-
la difficoltà cromatica è comparsa recentemente;
-
un occhio percepisce i colori diversamente dall'altro;
-
il problema sembra peggiorare;
-
è associato a riduzione della vista;
-
sono presenti altri sintomi oculari o neurologici;
-
la discriminazione cromatica è importante per un'attività professionale.
Una discromatopsia presente dalla nascita e stabile nel tempo ha infatti un significato molto diverso rispetto a un cambiamento cromatico comparso improvvisamente.
Daltonismo e discromatopsia: cosa ricordare
Il daltonismo non significa necessariamente vedere il mondo in bianco e nero.
Nella maggior parte delle forme congenite il problema riguarda soprattutto la capacità di distinguere specifiche tonalità, in particolare nell'asse rosso-verde.
È inoltre utile distinguere:
daltonismo congenito, generalmente presente fin dalla nascita e relativamente stabile;
discromatopsia acquisita, che può comparire in seguito a determinate condizioni oculari, neurologiche, farmaci o altri fattori.
I test della visione cromatica permettono di identificare e classificare meglio il deficit.
Filtri e lenti speciali possono modificare la percezione di alcuni colori in determinate persone, ma non devono essere presentati come una cura capace di ripristinare una normale visione cromatica.
Se la capacità di distinguere i colori cambia improvvisamente o diventa diversa tra i due occhi, è opportuno comprenderne la causa attraverso una valutazione professionale.

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