IL MECCANISMO DELL’ACCOMODAZIONE IN OTTICA
Cos’è l’accomodazione dell’occhio?
L’accomodazione è il meccanismo che permette all’occhio di modificare la propria messa a fuoco quando passiamo dalla visione da lontano a quella da vicino. Il processo coinvolge soprattutto cristallino, muscolo ciliare e fibre zonulari e consente di mantenere nitida sulla retina l’immagine di oggetti posti a distanze differenti.
Quando guardiamo un oggetto lontano il sistema accomodativo è relativamente rilassato.
Quando invece spostiamo lo sguardo su qualcosa di vicino, l’occhio deve aumentare il proprio potere ottico.
Per capire dove avviene questo processo puoi partire dalla guida anatomia dell’occhio: com’è fatto e come funziona.
Quali strutture partecipano all’accomodazione?
Larghezza montatura
Di seguito la tabella delle dimensioni in millimetri della larghezza degli occhiali misurata internamente da asta a asta
XS fino a 123 mm.
S da 124 a 128 mm.
M da 129 a 133 mm.
L da 134 a 138 mm.
XL da 139 a 142 mm.
XXL oltre 143 mm.
Il meccanismo coinvolge soprattutto tre elementi:
-
cristallino;
-
muscolo ciliare;
-
fibre zonulari.
Il cristallino è una lente naturale trasparente situata dietro l’iride.
Le fibre zonulari lo collegano al corpo ciliare.
Il muscolo ciliare modifica la tensione esercitata su queste fibre e permette al cristallino di cambiare forma.
Questa relazione tra le tre strutture consente all’occhio di modificare rapidamente il proprio potere refrattivo.
Cosa succede quando guardiamo lontano?
Quando osserviamo un oggetto distante, il muscolo ciliare è relativamente rilassato.
In questa condizione le fibre zonulari esercitano maggiore tensione sul cristallino, che assume una forma più piatta.
Un cristallino più piatto possiede un potere refrattivo minore ed è adatto alla messa a fuoco degli oggetti lontani.
In un occhio emmetrope, cioè privo di difetti refrattivi significativi, la visione da lontano richiede quindi uno sforzo accomodativo minimo.
Cosa succede quando guardiamo vicino?
Quando spostiamo lo sguardo su un oggetto vicino, il muscolo ciliare si contrae.
La contrazione riduce la tensione sulle fibre zonulari.
Il cristallino, grazie alla propria elasticità, assume così una forma più bombata.
Aumentando la curvatura aumenta anche il suo potere refrattivo e l’occhio riesce a mettere a fuoco l’oggetto vicino sulla retina.
Perché il cristallino deve diventare più convesso?
La luce proveniente da un oggetto vicino raggiunge l’occhio con caratteristiche diverse rispetto a quella proveniente da un oggetto lontano.
Per mantenere l’immagine correttamente focalizzata sulla retina è necessario aumentare il potere ottico del sistema.
Il cristallino compie proprio questa regolazione.
Diventando più convesso aumenta il proprio potere positivo e consente di mettere a fuoco a distanze inferiori.
Accomodazione e corpo ciliare che rapporto hanno?
Il corpo ciliare contiene il muscolo ciliare, che rappresenta uno degli elementi fondamentali del meccanismo accomodativo.
La sua contrazione modifica la tensione delle fibre zonulari e quindi la forma del cristallino.
Per approfondire questa struttura puoi leggere corpo ciliare e coroide: cosa sono e a cosa servono.
La 854 deve quindi spiegare l’anatomia del corpo ciliare, mentre questa pagina deve spiegare cosa accade funzionalmente durante la messa a fuoco.
Anche la pupilla partecipa alla visione da vicino?
Sì.
Quando osserviamo qualcosa da vicino non si verifica soltanto accomodazione.
Normalmente avvengono insieme tre risposte:
-
accomodazione del cristallino;
-
convergenza degli occhi;
-
restringimento della pupilla.
Questa combinazione viene spesso indicata come risposta o triade del vicino.
La contrazione pupillare contribuisce ad aumentare la profondità di fuoco, mentre la convergenza permette ai due occhi di dirigersi verso lo stesso oggetto.
Cos’è la convergenza?
La convergenza è il movimento coordinato con cui entrambi gli occhi ruotano leggermente verso l’interno quando osserviamo un oggetto vicino.
Serve a far sì che l’immagine dell’oggetto cada correttamente sulle aree retiniche corrispondenti dei due occhi.
Accomodazione e convergenza sono quindi processi distinti, ma normalmente lavorano insieme durante la visione da vicino.
Quanto velocemente avviene l’accomodazione?
Il cambiamento di messa a fuoco avviene normalmente in modo molto rapido e automatico.
Nella vita quotidiana passiamo continuamente da distanze diverse senza rendercene conto:
dal monitor a un oggetto lontano, dal telefono alla strada, da un libro a una persona davanti a noi.
Ogni volta il sistema accomodativo regola la forma del cristallino per mantenere nitida l’immagine.
Cos’è l’ampiezza di accomodazione?
L’ampiezza di accomodazione indica la capacità massima dell’occhio di aumentare il proprio potere ottico per mettere a fuoco da vicino.
È maggiore nei giovani e si riduce progressivamente con l’età.
Viene espressa in diottrie.
Con il passare degli anni il cristallino diventa progressivamente meno capace di modificare la propria forma e l’ampiezza accomodativa diminuisce.
Perché l’accomodazione diminuisce con l’età?
Con l’invecchiamento il cristallino diventa progressivamente meno elastico.
Di conseguenza riesce a modificare sempre meno la propria curvatura durante la visione da vicino.
Questo processo porta gradualmente alla presbiopia, cioè alla difficoltà fisiologica nel mettere a fuoco gli oggetti vicini.
Non è quindi una perdita improvvisa dell’accomodazione, ma un processo progressivo.
Accomodazione e presbiopia sono la stessa cosa?
No.
L’accomodazione è un normale meccanismo fisiologico dell’occhio.
La presbiopia è invece la progressiva riduzione della capacità accomodativa che compare con l’età.
Quando l’accomodazione disponibile non è più sufficiente per leggere comodamente alla distanza abituale, diventa necessario compensare la perdita con una correzione ottica.
Per la scelta delle soluzioni dedicate alla visione da vicino il riferimento rimane occhiali da lettura e presbiopia.
Accomodazione e miopia sono collegate?
Sono concetti differenti.
La miopia è un difetto refrattivo nel quale, in condizioni normali, l’immagine di un oggetto lontano viene focalizzata davanti alla retina.
L’accomodazione è invece il meccanismo dinamico utilizzato soprattutto per aumentare il potere dell’occhio durante la visione da vicino.
Anche una persona miope utilizza l’accomodazione, ma la quantità richiesta dipende dalla propria correzione e dalla distanza osservata.
L’ipermetropia richiede più accomodazione?
Una persona ipermetrope può utilizzare parte della propria capacità accomodativa anche per compensare il difetto refrattivo, soprattutto quando è giovane.
Per questo alcune forme di ipermetropia possono rimanere poco evidenti per anni.
Con il diminuire dell’accomodazione legata all’età, questa compensazione può diventare più difficile.
La pagina 642 non deve però diventare una guida sull’ipermetropia: il collegamento serve soltanto a spiegare una delle applicazioni fisiologiche dell’accomodazione.
Perché dopo molte ore da vicino possiamo avvertire stanchezza?
La visione prolungata a breve distanza richiede un utilizzo continuativo dei sistemi che regolano messa a fuoco e convergenza.
La sensazione di stanchezza visiva può però dipendere da molti fattori contemporaneamente, tra cui:
gradazione non adeguata, secchezza oculare, postura, illuminazione, uso prolungato degli schermi e riduzione delle pause.
Non bisogna quindi attribuire automaticamente ogni forma di affaticamento a un “problema di accomodazione”.
Come viene misurata l’accomodazione?
Durante una valutazione visiva possono essere utilizzati diversi test per misurare:
-
ampiezza accomodativa;
-
facilità nel passare da una messa a fuoco all’altra;
-
rapporto tra accomodazione e convergenza;
-
punto prossimo di messa a fuoco.
Il tipo di esame dipende dall’età, dai sintomi e dal motivo della valutazione.
In sintesi
L’accomodazione è il meccanismo con cui l’occhio cambia messa a fuoco tra lontano e vicino. Quando guardiamo vicino, il muscolo ciliare si contrae, le fibre zonulari si rilassano e il cristallino diventa più convesso, aumentando il proprio potere refrattivo.
Il processo lavora insieme a convergenza e costrizione pupillare e si riduce progressivamente con l’età, fino alla comparsa della presbiopia.
Per comprendere dove si collocano cristallino, corpo ciliare e altre strutture coinvolte puoi tornare alla guida anatomia dell’occhio: com’è fatto e come funziona.

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