GLAUCOMA – PREVENZIONE OCULISTICA - DIAGNOSI
Come si diagnostica il glaucoma?
Il glaucoma non si diagnostica misurando soltanto la pressione dell’occhio. La valutazione richiede soprattutto l’esame del nervo ottico e, quando indicato, test come campo visivo, OCT, tonometria e pachimetria.
Il motivo è semplice: alcune persone hanno una pressione elevata senza glaucoma, mentre altre possono sviluppare danni al nervo ottico anche con valori pressori non particolarmente alti.
Perché la diagnosi precoce è così importante
Nelle forme più comuni il glaucoma può svilupparsi lentamente senza provocare sintomi evidenti nelle fasi iniziali.
Questo significa che aspettare di accorgersi di vedere peggio può portare a una diagnosi tardiva.
Larghezza montatura
Di seguito la tabella delle dimensioni in millimetri della larghezza degli occhiali misurata internamente da asta a asta
XS fino a 123 mm.
S da 124 a 128 mm.
M da 129 a 133 mm.
L da 134 a 138 mm.
XL da 139 a 142 mm.
XXL oltre 143 mm.
Il danno già provocato al nervo ottico non può essere recuperato, mentre individuare la malattia prima che sia avanzata permette di iniziare il monitoraggio e, quando necessario, il trattamento per limitarne la progressione.
Per una spiegazione introduttiva puoi leggere cos’è il glaucoma e perché può danneggiare la vista senza dare sintomi iniziali.
Misurare la pressione oculare: la tonometria
Uno degli esami più conosciuti è la tonometria, cioè la misurazione della pressione intraoculare.
La pressione dipende dall'equilibrio tra produzione e drenaggio dell'umore acqueo, il liquido presente nella parte anteriore dell'occhio.
Valori elevati rappresentano un importante fattore di rischio per il glaucoma.
Ma attenzione: pressione alta non significa automaticamente glaucoma.
Esistono persone con ipertensione oculare che non presentano danni al nervo ottico e persone con glaucoma che hanno valori pressori compresi nell'intervallo normalmente considerato fisiologico.
Per questo la tonometria è importante, ma da sola non basta per formulare la diagnosi.
L’esame del nervo ottico
Il glaucoma danneggia il nervo ottico, quindi la sua valutazione è centrale.
Durante la visita l'oculista osserva la testa del nervo ottico, chiamata papilla ottica, cercando eventuali caratteristiche compatibili con un danno glaucomatoso.
L'esame può essere effettuato direttamente durante la visita, spesso dopo dilatazione della pupilla, e può essere documentato con fotografie o strumenti di imaging.
Ciò che interessa non è soltanto l'aspetto del nervo in un singolo momento, ma anche se cambia nel tempo.
Per questo, nei pazienti sospetti o già diagnosticati, il confronto tra esami successivi può essere molto importante.
OCT: a cosa serve nel glaucoma
L'OCT, o tomografia ottica a coerenza, permette di ottenere immagini molto dettagliate delle strutture oculari.
Nel glaucoma viene utilizzato soprattutto per analizzare:
-
fibre nervose retiniche;
-
nervo ottico;
-
cellule ganglionari retiniche.
L'esame può aiutare a individuare alterazioni strutturali e a confrontarne l'evoluzione nel tempo.
L'OCT è particolarmente utile perché alcuni cambiamenti anatomici possono essere rilevati prima che la persona percepisca una riduzione evidente della vista.
Non deve però essere interpretato isolatamente: il risultato va valutato insieme agli altri esami e al quadro clinico complessivo.
Campo visivo: controllare la visione periferica
Il campo visivo misura quanto una persona riesce a vedere nelle diverse zone dello spazio mantenendo lo sguardo fisso davanti a sé.
Nel glaucoma è particolarmente importante perché il danno può interessare inizialmente la visione periferica.
Durante l'esame vengono presentati piccoli stimoli luminosi in diverse posizioni e il paziente segnala quando riesce a percepirli.
Il risultato permette di individuare eventuali aree nelle quali la sensibilità visiva è ridotta.
Anche in questo caso un singolo test non racconta sempre tutta la storia.
Il campo visivo può risentire di stanchezza, concentrazione e capacità di eseguire correttamente l'esame, quindi in alcuni casi deve essere ripetuto per confermare un risultato.
Pachimetria: perché si misura lo spessore della cornea
La pachimetria misura lo spessore della cornea.
Può sembrare un dato poco collegato al glaucoma, ma è importante perché lo spessore corneale può influenzare l'interpretazione della pressione intraoculare misurata.
Una cornea particolarmente sottile o spessa può infatti contribuire a far apparire il valore pressorio differente rispetto alla pressione effettiva.
La pachimetria aiuta quindi l'oculista a interpretare meglio la tonometria e a valutare il rischio complessivo.
Gonioscopia: osservare l’angolo di drenaggio
In alcuni casi viene eseguita anche la gonioscopia.
Questo esame permette di osservare l'angolo formato tra cornea e iride, dove avviene gran parte del drenaggio dell'umore acqueo.
È particolarmente utile per distinguere forme di glaucoma ad angolo aperto da forme ad angolo chiuso.
Capire la configurazione dell'angolo può essere importante sia per la diagnosi sia per la scelta della strategia terapeutica.
Un solo esame basta per escludere il glaucoma?
Non sempre.
La diagnosi può richiedere la valutazione combinata di diversi elementi:
-
pressione intraoculare;
-
aspetto del nervo ottico;
-
OCT;
-
campo visivo;
-
spessore corneale;
-
configurazione dell'angolo;
-
storia familiare e fattori di rischio.
In alcune persone il quadro è chiaro fin dalla prima visita.
In altre, invece, può essere necessario monitorare nel tempo alcuni parametri per capire se esiste realmente una progressione.
Per questo si può ricevere una diagnosi di “sospetto glaucoma” senza avere ancora una diagnosi definitiva di malattia.
Chi dovrebbe fare controlli più attenti
Il glaucoma può interessare chiunque, ma il rischio aumenta in presenza di alcuni fattori.
Tra i principali troviamo:
-
familiarità per glaucoma;
-
età più avanzata;
-
pressione intraoculare elevata;
-
alcune caratteristiche anatomiche dell'occhio;
-
determinate condizioni mediche;
-
uso prolungato di corticosteroidi in alcuni pazienti.
La presenza di un fattore di rischio non significa automaticamente avere o sviluppare glaucoma.
Può però rendere opportuni controlli più regolari secondo le indicazioni dell'oculista.
Quanto spesso bisogna controllarsi?
Non esiste una frequenza identica per tutti.
Una persona senza glaucoma e senza particolari fattori di rischio può avere esigenze differenti rispetto a chi presenta:
-
familiarità;
-
ipertensione oculare;
-
alterazioni sospette del nervo ottico;
-
glaucoma già diagnosticato.
In questi casi l'oculista stabilisce la frequenza delle visite e degli esami in base al rischio e ai risultati precedenti.
L'aspetto più importante è rispettare i controlli programmati anche quando la vista sembra normale.
Perché non basta “vedere bene”
Molte persone associano la salute degli occhi alla capacità di leggere bene il tabellone durante una visita.
Nel glaucoma questo criterio non è sufficiente.
La visione centrale può rimanere buona per molto tempo mentre iniziano a comparire alterazioni periferiche o danni strutturali al nervo ottico.
Per questo una buona acuità visiva non esclude il glaucoma.
La valutazione deve considerare direttamente le strutture e le funzioni che la malattia può compromettere.
Glaucoma: quali esami ricordare
In sintesi, gli esami più frequentemente utilizzati nella valutazione del glaucoma comprendono:
-
tonometria → misura la pressione intraoculare;
-
esame del nervo ottico → valuta eventuali segni di danno;
-
OCT → analizza fibre nervose e strutture retiniche;
-
campo visivo → valuta la funzione della visione periferica;
-
pachimetria → misura lo spessore corneale;
-
gonioscopia → osserva l'angolo di drenaggio.
Non tutti devono essere eseguiti nello stesso modo o con la stessa frequenza in ogni persona.
È l'oculista a stabilire quali siano necessari in base al rischio e al quadro clinico.
Il punto più importante: diagnosi significa valutare più elementi insieme
Il glaucoma non può essere escluso semplicemente perché la pressione è normale e non può essere diagnosticato soltanto perché la pressione è alta.
La diagnosi nasce dall'insieme di pressione, nervo ottico, campo visivo, imaging e fattori di rischio.
Per questo i controlli periodici sono particolarmente importanti nelle persone a rischio e in chi presenta risultati sospetti.
Individuare precocemente eventuali cambiamenti permette di intervenire prima che il danno visivo diventi importante.

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