Occhiali e postura al computer: come la correzione visiva può influenzare la posizione
Una postura poco naturale davanti al computer non dipende sempre soltanto da sedia, scrivania o altezza del monitor.
In alcuni casi siamo noi ad adattare inconsapevolmente testa, collo e busto per riuscire a vedere meglio attraverso gli occhiali.
Può succedere, per esempio, di:
-
sollevare il mento per mettere a fuoco il monitor;
Larghezza montatura
Di seguito la tabella delle dimensioni in millimetri della larghezza degli occhiali misurata internamente da asta a asta
XS fino a 123 mm.
S da 124 a 128 mm.
M da 129 a 133 mm.
L da 134 a 138 mm.
XL da 139 a 142 mm.
XXL oltre 143 mm.
avvicinare il volto allo schermo;
inclinare la testa lateralmente;
spostare continuamente il busto;
guardare attraverso una zona molto precisa della lente;
abbassare o alzare il monitor per trovare una posizione nitida.
Questi comportamenti possono comparire quando la correzione ottica non è perfettamente adatta alla distanza di lavoro oppure quando il progetto della lente richiede di utilizzare una determinata zona per vedere il monitor.
Il fenomeno è particolarmente interessante nelle persone presbiti che utilizzano lenti progressive, monofocali da vicino o lenti office.
Gli occhiali, quindi, non “causano automaticamente una cattiva postura”, ma la relazione tra lente, distanza dello schermo e posizione del corpo può influire sul comfort durante molte ore di lavoro.
Perché la vista può influenzare la postura?
Quando vogliamo osservare nitidamente qualcosa, il corpo tende spontaneamente a cercare la posizione nella quale l'immagine appare migliore.
Se il monitor non viene visto bene nella normale posizione di lavoro, la persona può iniziare inconsapevolmente a compensare.
Per esempio:
non vedo bene → mi avvicino → il testo diventa nitido.
Oppure:
non trovo la zona intermedia della progressiva → sollevo il mento → il monitor entra nella zona nitida.
Sul breve periodo può sembrare una soluzione efficace.
Se questa posizione viene mantenuta per molte ore ogni giorno, però, può risultare poco confortevole per collo, spalle e schiena.
Per questo una buona postazione non dovrebbe essere progettata separatamente dagli occhiali utilizzati.
Che cos'è una postura compensatoria?
Possiamo parlare di postura compensatoria quando una persona modifica involontariamente la posizione del corpo per riuscire a vedere meglio.
Non è una diagnosi medica specifica.
È semplicemente un modo utile per descrivere comportamenti come:
-
avvicinare la testa;
-
sollevare il mento;
-
inclinare il collo;
-
ruotare la testa;
-
spostare il monitor;
-
assumere una posizione diversa per trovare la parte più nitida della lente.
Queste compensazioni possono dipendere da moltissimi fattori, non soltanto dagli occhiali.
Tra le possibili cause troviamo:
-
monitor posizionato male;
-
caratteri troppo piccoli;
-
prescrizione non adeguata;
-
presbiopia;
-
lente non ottimizzata per la distanza del monitor;
-
zona intermedia della lente difficile da utilizzare;
-
differenze importanti tra i due occhi.
Perché con alcuni occhiali ci si avvicina al monitor?
Una delle spiegazioni possibili è che la lente non sia ottimizzata per la distanza effettiva dello schermo.
Un monitor viene normalmente osservato a una distanza intermedia, superiore a quella utilizzata per leggere un libro.
Se una lente permette di vedere nitidamente soprattutto molto vicino, la persona può istintivamente spostare lo schermo o il corpo fino a raggiungere la distanza alla quale la visione migliora.
Il problema diventa quindi circolare:
lente inadatta alla distanza → monitor avvicinato → postura modificata.
Prima di attribuire il problema alla sedia, bisogna quindi chiedersi anche:
a quale distanza sono stati progettati gli occhiali che sto utilizzando?
Occhiali da lettura e monitor non lavorano necessariamente alla stessa distanza
Un normale occhiale monofocale da lettura può essere ottimizzato, per esempio, per una distanza nell'ordine dei 35-40 centimetri.
Un monitor può invece trovarsi a:
-
60 cm;
-
70 cm;
-
80 cm;
-
distanze ancora maggiori.
Sono condizioni ottiche differenti.
Utilizzare un occhiale progettato esclusivamente per leggere molto vicino può quindi costringere alcune persone ad avvicinarsi eccessivamente allo schermo per trovare la messa a fuoco migliore.
Per comprendere queste differenze puoi approfondire gli occhiali per vedere da vicino.
Perché con le lenti progressive si può sollevare il mento?
Le lenti progressive permettono di vedere a differenti distanze attraverso zone diverse della stessa lente.
In linea generale comprendono:
-
una zona superiore destinata principalmente al lontano;
-
una zona intermedia;
-
una zona inferiore destinata maggiormente al vicino.
Quando si guarda un monitor è generalmente coinvolta la zona per la distanza intermedia.
Se lo schermo è troppo alto, oppure se la persona cerca una zona più bassa della lente per ottenere nitidezza, può verificarsi una reazione molto caratteristica:
il mento viene sollevato e il collo si estende all'indietro.
Non significa necessariamente che la progressiva sia stata realizzata male.
Può semplicemente esserci una mancata corrispondenza tra:
-
altezza del monitor;
-
distanza dello schermo;
-
geometria della lente;
-
prescrizione;
-
abitudini visive.
Perché questa posizione può diventare fastidiosa?
Sollevare leggermente il mento per pochi secondi non rappresenta un problema.
La situazione cambia quando la posizione viene mantenuta per molte ore ogni giorno.
Una posizione compensatoria prolungata può contribuire al discomfort di:
-
collo;
-
spalle;
-
parte superiore della schiena.
Non è però corretto concludere automaticamente che gli occhiali siano la causa di un dolore cervicale.
I disturbi muscoloscheletrici possono dipendere da molti fattori e necessitano di una valutazione appropriata quando sono persistenti.
Gli occhiali possono essere uno degli elementi ergonomici da verificare, non la spiegazione universale.
Le lenti progressive causano problemi di postura?
No, non necessariamente.
Milioni di persone utilizzano lenti progressive senza particolari difficoltà posturali.
Una progressiva è progettata per offrire differenti distanze di visione all'interno dello stesso occhiale ed è estremamente versatile nella vita quotidiana.
Il problema può emergere quando una persona deve utilizzare per moltissime ore una singola distanza, come quella del monitor.
Una progressiva deve dividere lo spazio disponibile della lente tra lontano, intermedio e vicino.
Una lente progettata specificamente per l'ambiente di lavoro può invece dedicare maggiore spazio proprio alle distanze utilizzate alla scrivania.
È questo il principio alla base delle lenti office.
Cosa sono le lenti office?
Le lenti office, chiamate anche in alcuni contesti occupazionali o indoor, sono progettate principalmente per la visione vicina e intermedia.
A seconda del progetto possono consentire di passare comodamente tra:
-
smartphone;
-
documenti;
-
tastiera;
-
monitor;
-
oggetti presenti a qualche metro.
Non sostituiscono automaticamente le progressive e non sono pensate per tutte le attività quotidiane.
Sono invece specializzate per l'ambiente di lavoro.
La guida dedicata spiega nel dettaglio cosa sono le lenti office e a cosa servono.
Le lenti office possono favorire una postura più naturale?
In alcune persone, sì.
Quando vengono correttamente prescritte e progettate per la distanza reale di lavoro, le lenti office possono facilitare una posizione più naturale di testa e collo perché dedicano generalmente una zona più ampia alle distanze vicine e intermedie.
La persona può quindi avere meno necessità di:
-
sollevare il mento;
-
cercare una piccola zona nitida della lente;
-
avvicinarsi al monitor;
-
spostare continuamente la testa;
-
modificare la distanza dello schermo.
Il beneficio non consiste nel fatto che la lente “raddrizzi la schiena”.
La lente semplicemente può permettere di vedere nitidamente dalla posizione ergonomicamente più naturale.
Le lenti office curano la cervicale?
No.
Questa sarebbe un'affermazione eccessiva.
Le lenti office sono dispositivi ottici e servono principalmente a offrire una correzione appropriata per determinate distanze.
Se una posizione innaturale della testa dipende dalla necessità di trovare la zona nitida degli occhiali, una lente più adatta può contribuire a eliminare quella particolare compensazione.
Ma un dolore cervicale può dipendere da:
-
postura generale;
-
problemi muscoloscheletrici;
-
sedia;
-
scrivania;
-
sedentarietà;
-
tensione muscolare;
-
condizioni della colonna;
-
numerosi altri fattori.
Una lente non deve quindi essere venduta come terapia per la cervicale.
Perché una lente office può offrire più spazio per il monitor?
Una normale lente progressiva deve coprire molte distanze.
Questo significa che una parte della sua superficie viene dedicata alla visione lontana, una all'intermedio e una al vicino.
Una lente office, rinunciando normalmente alla piena visione lontana necessaria per attività come la guida, può dedicare una parte maggiore del progetto alle distanze tipiche dell'ufficio.
A seconda della lente possono quindi aumentare le aree utilizzabili per:
monitor + scrivania + vicino.
Questo può ridurre la necessità di muovere testa e collo per seguire una zona ottica relativamente stretta.
Lenti office e progressive: quale aiuta di più al computer?
Non esiste una risposta universale.
Una progressiva è spesso più pratica per chi vuole tenere lo stesso occhiale durante tutta la giornata e deve passare continuamente da lontano a vicino.
Una office può essere più interessante per chi trascorre molte ore soprattutto tra:
-
monitor;
-
scrivania;
-
documenti;
-
ambienti interni.
La domanda corretta non è quindi:
“Quale lente è migliore?”
ma:
“Quali distanze devo utilizzare più frequentemente?”
Il confronto completo è approfondito nell'articolo sulle differenze tra lenti progressive e office.
Anche le lenti monofocali possono influenzare la postura?
Sì.
Una lente monofocale ha un solo potere principale e può essere progettata specificamente per una determinata distanza.
Se quella distanza coincide con il monitor, può offrire un campo visivo molto ampio e confortevole.
Se invece la lente è stata progettata per leggere molto più vicino, la persona potrebbe dover modificare la distanza del computer.
Allo stesso modo, un monofocale per lontano può non essere sufficiente per una persona presbite alla distanza del monitor.
Il confronto tra lenti monofocali e progressive aiuta a capire perché una soluzione possa risultare più pratica dell'altra in funzione dell'utilizzo.
Il problema può essere semplicemente una gradazione sbagliata?
Sì, è una delle possibilità.
Una prescrizione non più adeguata può spingere la persona a modificare la propria posizione per cercare maggiore nitidezza.
Per esempio:
-
un'ipermetropia non adeguatamente compensata può rendere più impegnativo il lavoro ravvicinato;
-
un astigmatismo non corretto può ridurre la nitidezza;
-
una presbiopia in evoluzione può modificare la distanza confortevole;
-
una correzione non adatta al monitor può rendere necessario avvicinarsi.
Prima di attribuire tutto alla postura, quindi, bisogna verificare che le lenti degli occhiali siano adeguate alla prescrizione e all'attività.
La presbiopia può modificare la postura davanti al computer?
Può contribuire.
Con la presbiopia diminuisce progressivamente la capacità di mettere a fuoco da vicino.
Una persona può inizialmente compensare modificando le distanze.
Con smartphone e libri tende spesso ad allontanare il testo.
Con il computer la situazione è più complessa, perché lo schermo ha una posizione relativamente fissa.
Se la correzione non è adeguata, la persona può quindi:
-
spostare il monitor;
-
cambiare altezza;
-
avvicinarsi;
-
utilizzare una zona diversa della lente.
Per questo gli occhiali per la presbiopia devono essere scelti considerando anche le attività quotidiane e non soltanto la lettura di un testo molto vicino.
Una lente corretta può risolvere una postazione sbagliata?
No.
Questo è un punto fondamentale.
La migliore lente office non risolve un monitor:
-
posto troppo in alto;
-
eccessivamente laterale;
-
troppo lontano;
-
troppo vicino.
Allo stesso modo non corregge:
-
una sedia mal regolata;
-
una tastiera troppo distante;
-
una scrivania inadatta;
-
ore trascorse completamente immobili.
Ottica ed ergonomia devono lavorare insieme.
La guida su distanza monitor e postura corretta al PC approfondisce proprio la regolazione fisica della postazione.
È meglio adattare il monitor agli occhiali o gli occhiali al monitor?
Idealmente bisogna trovare un equilibrio.
Prima viene definita una postazione ergonomicamente ragionevole.
Successivamente la correzione dovrebbe permettere di vedere bene alle distanze realmente utilizzate in quella postazione.
Non è una buona strategia progettare un ambiente confortevole e poi spostare il monitor di 30 centimetri soltanto perché gli occhiali permettono di vedere nitidamente esclusivamente a una distanza diversa.
Allo stesso tempo, piccoli aggiustamenti di altezza e posizione sono normali.
La distanza di lavoro dovrebbe essere comunicata quando si scelgono gli occhiali?
Sì, soprattutto quando si tratta di una lente destinata specificamente al lavoro.
Sapere che una persona utilizza il monitor a:
-
55 centimetri;
-
70 centimetri;
-
90 centimetri;
può essere rilevante.
Anche sapere se vengono utilizzati:
-
uno o più monitor;
-
notebook;
-
documenti cartacei;
-
smartphone;
-
strumenti posti a distanze particolari;
aiuta a comprendere meglio le necessità visive.
Parlare genericamente di “occhiali per computer” senza conoscere la postazione può quindi essere riduttivo.
Le dimensioni del monitor contano?
Sì.
Un monitor grande richiede di osservare una superficie più ampia.
Se la zona nitida della lente è molto limitata, la persona può compensare spostando maggiormente la testa.
La relazione tra:
-
dimensione dello schermo;
-
distanza;
-
lente utilizzata;
può quindi influenzare il comfort.
Con monitor molto grandi o configurazioni multi-monitor, una lente che offre un campo intermedio ampio può risultare particolarmente interessante per alcune persone.
Due monitor possono aumentare i movimenti della testa?
Sì, soprattutto se sono molto distanti tra loro.
Questo non è necessariamente un problema: la testa è fatta per muoversi.
Ma se per riuscire a vedere nitidamente attraverso gli occhiali è necessario trovare una zona molto precisa della lente, una configurazione molto ampia può richiedere movimenti più frequenti.
La disposizione dei monitor dovrebbe quindi essere valutata insieme alla lente utilizzata.
Se uno schermo è predominante, generalmente è preferibile tenerlo davanti.
Perché alcune persone inclinano la testa lateralmente?
Le ragioni possono essere numerose.
Una persona può farlo semplicemente per abitudine o postura, ma in alcuni casi può cercare una posizione nella quale la visione sembra migliore.
Possibili fattori comprendono:
-
centratura delle lenti;
-
prescrizione;
-
differenze tra i due occhi;
-
posizione della montatura;
-
utilizzo delle zone della lente progressiva;
-
problemi di visione binoculare.
Una marcata inclinazione abituale della testa non dovrebbe essere automaticamente attribuita agli occhiali senza una valutazione.
Anche la montatura può avere un ruolo?
Sì.
La posizione della lente rispetto agli occhi dipende anche da come la montatura viene indossata.
Se l'occhiale:
-
scivola continuamente;
-
è molto inclinato;
-
non rimane nella posizione prevista;
-
presenta un assetto differente rispetto a quello utilizzato per il centraggio;
le zone della lente possono trovarsi in una posizione meno comoda.
Questo aspetto è particolarmente importante con lenti dalla geometria più complessa.
La centratura delle lenti può influenzare il comfort?
Sì.
Le lenti devono essere montate considerando correttamente la posizione degli occhi nella montatura.
Con lenti progressive e altre geometrie evolute, misure e centratura contribuiscono a determinare dove si trovano le diverse zone funzionali.
Se una persona deve assumere una posizione innaturale per trovare nitidezza, può essere utile verificare non soltanto la gradazione ma anche:
-
centratura;
-
assetto della montatura;
-
altezza di montaggio;
-
destinazione d'uso della lente.
Come capire se sto adattando la postura agli occhiali?
Un semplice test consiste nell'osservare cosa succede durante una normale giornata di lavoro.
Chiediti:
-
sollevo spesso il mento per vedere il monitor?
-
mi avvicino progressivamente allo schermo?
-
guardo sempre attraverso una zona specifica delle lenti?
-
tengo il monitor molto più basso perché altrimenti non vedo nitidamente?
-
dopo aver cambiato occhiali ho modificato spontaneamente la posizione dello schermo?
-
devo inclinare la testa per ottenere maggiore nitidezza?
Se la risposta è spesso sì, può esserci una relazione tra correzione ottica e postazione.
Cosa fare se con le progressive devo alzare continuamente la testa?
Prima di cambiare immediatamente lente conviene verificare alcuni elementi.
Controlla:
-
altezza del monitor;
-
distanza;
-
posizione della montatura;
-
dimensione dei caratteri;
-
prescrizione;
-
centratura delle lenti.
Se la postazione è corretta ma il lavoro al monitor rimane scomodo, può essere utile valutare se una soluzione dedicata alle distanze intermedie sia più adatta.
Non significa necessariamente rinunciare alle progressive.
Molte persone utilizzano una progressiva durante la giornata e un secondo paio di occhiali dedicato alla postazione di lavoro.
Ha senso avere due paia di occhiali?
In alcune situazioni sì.
Una lente progressiva può essere estremamente pratica per l'uso generale.
Una lente office può invece essere ottimizzata specificamente per molte ore alla scrivania.
Le due soluzioni non devono necessariamente essere considerate concorrenti.
Possono avere funzioni differenti:
progressiva → vita quotidiana a più distanze
office → ambiente di lavoro
La scelta dipende dalle necessità individuali.
Un occhiale per computer deve avere il filtro blu?
Non necessariamente.
Il beneficio ergonomico di una lente per computer dipende soprattutto da:
-
potere corretto;
-
distanza di lavoro;
-
ampiezza delle zone utili;
-
centratura;
-
progetto della lente.
Il filtro della luce blu è una caratteristica separata e non è ciò che permette di tenere il collo in una posizione più naturale.
Confondere questi due aspetti rischia di spostare l'attenzione dalla cosa più importante: vedere nitidamente alla corretta distanza di lavoro.
L'antiriflesso migliora la postura?
Non direttamente.
Un trattamento antiriflesso può ridurre i riflessi presenti sulle superfici delle lenti e migliorare la trasparenza percepita.
Può quindi contribuire al comfort visivo.
Non modifica però:
-
zona di messa a fuoco;
-
prescrizione;
-
distanza per la quale è stata progettata la lente.
Se il problema è che bisogna sollevare il mento per vedere il monitor, l'antiriflesso da solo non risolve il problema.
Affaticamento visivo e postura sono la stessa cosa?
No.
Possono essere collegati, ma sono fenomeni distinti.
L'affaticamento visivo può manifestarsi con:
-
occhi stanchi;
-
bruciore;
-
sfocatura transitoria;
-
difficoltà di messa a fuoco;
-
mal di testa.
Una postura poco confortevole può invece contribuire soprattutto a tensioni muscolari e discomfort muscoloscheletrico.
Durante una lunga giornata al PC le due cose possono verificarsi contemporaneamente.
I consigli pratici per chi lavora al computer affrontano pause, illuminazione, ammiccamento e organizzazione generale della giornata.
Il mal di collo significa che gli occhiali sono sbagliati?
No.
Il dolore cervicale è un sintomo molto comune e può avere moltissime cause.
Bisogna sospettare una possibile componente visiva soprattutto quando esiste un comportamento ripetitivo evidente, come:
-
mento sempre sollevato per guardare il monitor;
-
testa inclinata per trovare nitidezza;
-
busto continuamente proiettato verso lo schermo.
Anche in queste condizioni non si può concludere automaticamente che la lente sia la causa del dolore.
È semplicemente un elemento della postazione da verificare.
Cosa controllare prima di cambiare gli occhiali?
Prima di concludere che serva una nuova lente, controlla:
-
altezza del monitor;
-
distanza del monitor;
-
dimensione dei caratteri;
-
assetto della sedia;
-
posizione della montatura;
-
eventuale scivolamento degli occhiali.
Se modificando questi aspetti la postura rimane innaturale perché non riesci a trovare una zona nitida confortevole, allora vale la pena valutare anche la correzione.
Quando è utile controllare la vista?
È opportuno verificare la situazione se:
-
il monitor appare frequentemente sfocato;
-
devi avvicinarti sempre più;
-
la distanza nitida è diventata molto limitata;
-
un occhio vede diversamente dall'altro;
-
gli occhiali sembrano non essere più adatti;
-
la difficoltà è comparsa dopo un cambio di prescrizione;
-
non riesci a trovare una posizione confortevole nonostante una postazione ben regolata.
Un controllo appropriato può distinguere un semplice problema di correzione da altre condizioni visive.
Quando invece non bisogna attribuire il problema alla postura?
Un cambiamento improvviso della vista non deve essere spiegato semplicemente dicendo che si è lavorato troppo al PC o che gli occhiali sono sbagliati.
Richiedono maggiore attenzione sintomi come:
-
improvviso calo della vista;
-
forte dolore oculare;
-
improvvisa visione doppia;
-
lampi associati alla comparsa di numerosi nuovi corpi mobili;
-
tenda o ombra nel campo visivo.
Per orientarsi sui segnali che meritano un approfondimento è utile sapere quando fare una visita oculistica.
Occhiali e postura al computer: cosa bisogna ricordare
Una buona postura davanti al PC non dipende soltanto da sedia, scrivania e monitor.
Dipende anche dal fatto che la persona riesca a vedere nitidamente dalla posizione ergonomicamente corretta.
Quando una lente non è adeguata alla distanza di lavoro oppure obbliga a cercare una determinata zona per mettere a fuoco il monitor, possono comparire comportamenti compensatori come:
-
avvicinare il busto;
-
sollevare il mento;
-
inclinare la testa;
-
spostare lo schermo;
-
modificare continuamente la posizione.
Le lenti progressive non causano automaticamente problemi posturali, ma in alcune persone la zona dedicata alla distanza intermedia può risultare meno adatta a molte ore consecutive di lavoro al monitor.
Le lenti office possono invece dedicare maggiore spazio alle distanze vicine e intermedie e, quando sono appropriate per prescrizione e postazione, possono facilitare una posizione più naturale di testa e collo.
Non curano però la cervicale e non sostituiscono una postazione ergonomica.
Il risultato migliore si ottiene facendo lavorare insieme:
correzione ottica + distanza del monitor + altezza dello schermo + sedia + reali esigenze visive.
Quando il corpo deve continuamente adattarsi agli occhiali per riuscire a vedere, può essere il momento di fare il contrario: adattare la soluzione ottica alla postazione e all'attività che si svolge ogni giorno.

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