OCCHIO COME UNO STRUMENTO OTTICO
Cornea, cristallino, pupilla e retina lavorano insieme come un sistema ottico capace di mettere a fuoco la luce
L’occhio umano può essere descritto come un sistema ottico complesso, nel quale più strutture collaborano per raccogliere la luce proveniente dall’ambiente e focalizzarla sulla retina.
Il paragone con una macchina fotografica può essere utile per comprendere il principio generale, ma va usato con qualche cautela: l’occhio non è una semplice fotocamera biologica, perché possiede meccanismi dinamici di messa a fuoco, adattamento alla luce e controllo neurologico molto più complessi.
In modo semplificato possiamo dire che cornea e cristallino contribuiscono alla rifrazione della luce, la pupilla regola quanta luce entra nell’occhio e la retina riceve l’immagine ottica e la trasforma in segnali nervosi destinati al cervello.
Per una panoramica completa delle strutture oculari puoi leggere anatomia dell’occhio: com’è fatto e come funziona.
Il percorso della luce dentro l’occhio
Larghezza montatura
Di seguito la tabella delle dimensioni in millimetri della larghezza degli occhiali misurata internamente da asta a asta
XS fino a 123 mm.
S da 124 a 128 mm.
M da 129 a 133 mm.
L da 134 a 138 mm.
XL da 139 a 142 mm.
XXL oltre 143 mm.
La luce proveniente dagli oggetti attraversa diversi mezzi prima di raggiungere la retina.
Il primo passaggio avviene attraverso la cornea, seguita dall’umor acqueo, dalla pupilla, dal cristallino e dal corpo vitreo.
Ognuno di questi mezzi possiede caratteristiche ottiche differenti.
La maggior parte del potere refrattivo dell’occhio deriva dalla superficie anteriore della cornea, perché qui la luce passa dall’aria a un tessuto con un indice di rifrazione molto diverso.
Il cristallino contribuisce poi a rifinire la messa a fuoco, soprattutto quando dobbiamo osservare oggetti posti a distanze differenti.
Perché la cornea è così importante dal punto di vista ottico?
La cornea è la principale superficie rifrattiva dell’occhio.
Il suo ruolo non dipende soltanto dalla trasparenza, ma anche dalla curvatura.
Quando la luce passa dall’aria alla cornea cambia direzione. Questa deviazione rappresenta una parte fondamentale del processo che permette ai raggi luminosi di convergere verso la retina.
Il potere ottico corneale è di circa 43 diottrie, mentre il sistema oculare complessivo, considerando anche il cristallino, raggiunge approssimativamente 60 diottrie in condizioni di riposo accomodativo.
La cornea deve quindi mantenere una superficie estremamente regolare.
Alterazioni della curvatura o della trasparenza possono modificare in modo significativo la qualità dell’immagine.
Che ruolo ha il cristallino?
Il cristallino è una lente naturale trasparente situata dietro l’iride.
Rispetto alla cornea ha una caratteristica fondamentale: può cambiare forma.
Questa capacità permette all’occhio di modificare il proprio potere ottico e di mettere a fuoco oggetti a distanze differenti.
Quando osserviamo qualcosa da lontano il cristallino si trova in una configurazione relativamente più piatta.
Quando spostiamo lo sguardo su un oggetto vicino, il sistema accomodativo modifica la sua curvatura e aumenta il potere refrattivo.
Questo meccanismo prende il nome di accomodazione.
Che cos’è l’accomodazione?
L’accomodazione è il processo che consente di mantenere nitidi gli oggetti posti a distanze diverse.
È controllata dal muscolo ciliare e dalle strutture che collegano il cristallino al corpo ciliare.
Quando osserviamo un oggetto vicino, la forma del cristallino cambia e il suo potere aumenta.
Con l’età questa capacità diminuisce progressivamente perché il cristallino perde elasticità.
È il meccanismo alla base della presbiopia, cioè della crescente difficoltà a mettere a fuoco da vicino.
Questo mostra bene come l’occhio non sia un sistema ottico statico: può modificare attivamente la propria messa a fuoco.
La pupilla funziona davvero come un diaframma?
Il paragone è abbastanza efficace.
La pupilla è l’apertura centrale dell’iride attraverso cui passa la luce.
Il suo diametro cambia in base all’illuminazione e ad altri stimoli.
In presenza di molta luce tende a restringersi, mentre al buio si dilata.
Dal punto di vista ottico questo meccanismo contribuisce a regolare la quantità di luce che raggiunge la retina.
Una pupilla più piccola può anche ridurre l’effetto di alcune aberrazioni ottiche, perché limita l’ingresso dei raggi più periferici.
Per approfondire il funzionamento di questa struttura puoi leggere pupilla: cos’è, come funziona, miosi e midriasi.
E l’iride?
L’iride è la parte colorata dell’occhio e contiene i muscoli che controllano il diametro della pupilla.
Dal punto di vista ottico la sua funzione è quindi strettamente legata alla regolazione della luce.
Non partecipa alla rifrazione come fanno cornea e cristallino, ma agisce come una sorta di sistema di apertura variabile.
In condizioni luminose restringe la pupilla; in ambienti bui permette una maggiore apertura.
Questo meccanismo contribuisce all’adattamento dell’occhio a condizioni di illuminazione molto diverse.
La retina è davvero come una pellicola fotografica?
Solo in modo molto semplificato.
La retina riceve l’immagine formata dal sistema ottico, ma non è una semplice superficie passiva.
Contiene cellule specializzate, tra cui coni e bastoncelli, capaci di trasformare la luce in segnali elettrici.
Questi segnali vengono elaborati già all’interno della retina e poi inviati al cervello attraverso il nervo ottico.
Quindi la retina non si limita a “registrare” un’immagine: svolge una prima elaborazione delle informazioni visive.
L’immagine sulla retina è davvero capovolta?
Sì.
Dal punto di vista ottico l’immagine che si forma sulla retina è reale, ridotta e capovolta rispetto all’oggetto osservato.
Questo è un normale effetto di un sistema convergente.
Non percepiamo però il mondo capovolto perché il cervello interpreta le informazioni visive all’interno di un sistema neurologico complesso.
La visione non dipende quindi soltanto dalla qualità dell’immagine ottica che raggiunge la retina, ma anche dal modo in cui il sistema nervoso la elabora.
Qual è il potere ottico complessivo dell’occhio?
In condizioni normali l’occhio ha un potere refrattivo totale di circa 60 diottrie.
Gran parte deriva dalla cornea, mentre il cristallino contribuisce con un potere più variabile.
Il valore non è identico in ogni persona.
Dipende dalla curvatura delle superfici, dagli indici di rifrazione e dalla geometria complessiva del bulbo oculare.
Il punto importante è che per vedere nitidamente da lontano, in un occhio emmetrope e non accomodato, i raggi provenienti da un oggetto lontano devono convergere sulla retina.
Che cosa succede quando il fuoco non cade sulla retina?
Quando il sistema ottico dell’occhio non focalizza correttamente la luce sulla retina compare un difetto refrattivo.
Nella miopia il fuoco tende a formarsi davanti alla retina.
Nell’ipermetropia, in assenza di compensazione accomodativa, tenderebbe a formarsi dietro la retina.
Nell’astigmatismo il sistema non possiede lo stesso potere in tutti i meridiani e la luce non converge in un singolo punto.
Questi difetti vengono corretti mediante lenti che modificano la vergente dei raggi luminosi prima che entrino nell’occhio.
Per una panoramica più ampia puoi consultare difetti visivi: miopia, ipermetropia, astigmatismo e presbiopia.
Perché la lunghezza dell’occhio è importante?
La posizione della retina rispetto al sistema cornea-cristallino è fondamentale.
Il bulbo oculare adulto ha una lunghezza assiale media di circa 24 millimetri, ma anche differenze relativamente piccole possono avere un impatto importante sulla refrazione.
Se l’occhio è più lungo rispetto al proprio potere ottico, la messa a fuoco può cadere davanti alla retina, come avviene frequentemente nella miopia.
Se è più corto, può verificarsi la situazione opposta.
Questo dimostra che la refrazione dipende dall’equilibrio tra potere delle superfici ottiche e lunghezza del bulbo.
Che cos’è l’indice di rifrazione?
L’indice di rifrazione descrive quanto la velocità della luce cambia attraversando un determinato mezzo.
Quando la luce passa tra mezzi con indice differente, la sua direzione può modificarsi.
Nell’occhio questo accade ogni volta che i raggi attraversano una superficie di separazione tra materiali diversi.
La differenza più importante si verifica tra aria e cornea, perché il cambiamento dell’indice è molto marcato.
Tra cornea e umor acqueo, invece, la differenza è minore e quindi anche la rifrazione prodotta dalla superficie posteriore corneale è più contenuta.
Perché la curvatura conta tanto?
Il potere di una superficie ottica dipende anche dalla sua curvatura.
In linea generale, una superficie più curva possiede un potere maggiore rispetto a una più piatta, a parità degli altri fattori.
Questo principio è importante sia per la cornea sia per il cristallino.
La cornea normale non è però una sfera perfetta.
La sua curvatura varia tra centro e periferia e questa geometria contribuisce a limitare alcune aberrazioni.
Anche il cristallino possiede superfici e struttura interna complesse, non assimilabili perfettamente a una semplice lente biconvessa uniforme.
Che cosa sono le aberrazioni ottiche?
Un sistema ottico reale non produce mai un’immagine perfetta.
Esistono piccole deviazioni chiamate aberrazioni, che possono ridurre la qualità dell’immagine.
Tra queste troviamo aberrazione sferica, coma e altre aberrazioni di ordine superiore.
La struttura dell’occhio contribuisce a limitarne gli effetti.
La forma della cornea, la geometria del cristallino e il diametro della pupilla lavorano insieme per mantenere una qualità visiva sufficientemente elevata.
Quando la pupilla si dilata molto, per esempio in condizioni di scarsa luce, possono diventare più evidenti alcuni difetti ottici periferici.
Che cos’è il punto nodale dell’occhio?
Nei modelli ottici semplificati dell’occhio si utilizzano alcuni punti di riferimento teorici che aiutano a descrivere il percorso dei raggi luminosi.
Tra questi troviamo i punti nodali.
Nel modello più semplice vengono spesso rappresentati come un unico punto ottico situato approssimativamente alcuni millimetri dietro la cornea.
Nella realtà l’occhio è un sistema composto da più superfici e possiede una rappresentazione più complessa, ma il concetto di punto nodale resta utile per comprendere la geometria della formazione delle immagini.
E i fuochi principali?
Anche i fuochi principali sono concetti propri dell’ottica geometrica.
Il fuoco posteriore rappresenta il punto nel quale convergerebbero raggi paralleli dopo aver attraversato il sistema ottico.
In un occhio emmetrope rilassato, questo punto coincide approssimativamente con la retina quando osserviamo oggetti molto lontani.
È proprio questa relazione tra sistema ottico e posizione della retina a determinare una visione nitida senza necessità di correzione.
L’occhio è quindi una semplice lente da 60 diottrie?
No.
Dire che l’occhio possiede un potere complessivo di circa 60 diottrie è una semplificazione utile, ma non descrive tutta la sua complessità.
L’occhio contiene più superfici rifrattive, mezzi con indici differenti, un cristallino dinamico e una pupilla variabile.
Inoltre il sistema ottico deve essere integrato con retina, nervo ottico e cervello.
La visione è quindi il risultato dell’interazione tra ottica e neurobiologia.
Perché questo meccanismo è importante anche per gli occhiali?
Gli occhiali funzionano proprio modificando il percorso della luce prima che questa entri nell’occhio.
Una lente correttiva aggiunge potere positivo o negativo, oppure modifica il potere in meridiani differenti, in modo da spostare il fuoco verso la retina.
Per questo la prescrizione non rappresenta semplicemente “quanto vede male” una persona.
Descrive quale correzione ottica è necessaria per compensare le caratteristiche del sistema visivo.
Comprendere l’occhio come strumento ottico aiuta quindi anche a capire perché esistono lenti diverse per miopia, ipermetropia, astigmatismo e presbiopia.
Occhio come strumento ottico: cosa ricordare
L’occhio può essere descritto come un sistema ottico nel quale cornea e cristallino focalizzano la luce, la pupilla ne regola l’ingresso e la retina riceve l’immagine.
La cornea fornisce la maggior parte del potere refrattivo, mentre il cristallino permette di modificare la messa a fuoco attraverso l’accomodazione.
La posizione della retina, la lunghezza del bulbo e la curvatura delle superfici determinano dove si formerà il fuoco.
Quando questo equilibrio non è corretto compaiono i difetti refrattivi.
La visione, però, non termina sulla retina: l’immagine viene trasformata in segnali nervosi e interpretata dal cervello.
Per questo l’occhio è molto più di una semplice lente biologica.
Per approfondire tutte le strutture coinvolte puoi continuare con anatomia dell’occhio: com’è fatto e come funziona.

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